Quando ti chiedono quanto vali, rispondi con il valore dell'azienda. Ma l'azienda è una cosa e tu un'altra: due patrimoni, con rischi diversi e tempi diversi.
Ti faccio una domanda, e rispondi senza pensarci: quanto hai?
Se hai risposto con il valore dell'azienda, con il fatturato o con un «dipende», sei in buona compagnia: è la risposta che sento più spesso.
Non è una risposta sbagliata. È la risposta a un'altra domanda.
Nella società a responsabilità limitata, dice il Codice Civile, «per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio». La società e chi la possiede sono due soggetti distinti, con due patrimoni distinti. Poi ci sono le eccezioni, e la più comune sono le garanzie personali che hai firmato. Ma il punto di partenza è questo.
Nella tua testa, di solito, i due patrimoni sono uno solo. Quando l'azienda va bene stai bene, quando va male stai male, e quando pensi a cosa lascerai ai tuoi figli pensi all'azienda. È naturale: l'hai costruita tu.
Il problema è che i due patrimoni hanno regole diverse. L'azienda è poco liquida, dipende dal tuo lavoro e vive di cicli. Il patrimonio personale deve far vivere la famiglia, reggere gli imprevisti e un giorno passare ad altri. Finché li guardi come un blocco unico, non puoi pianificare né l'uno né l'altro.
Non esiste un dato italiano sugli imprenditori in senso stretto, ma esiste la fotografia dei lavoratori indipendenti, categoria nella quale rientrano anche loro. Secondo l'Indagine sui bilanci delle famiglie di Banca d'Italia, a fine 2022 le famiglie con capofamiglia indipendente avevano una ricchezza netta mediana di circa 314.000 euro, contro circa 130.000 delle famiglie di lavoratori dipendenti.
Il dato che conta è un altro. Per le famiglie di indipendenti la mediana delle attività reali — immobili, aziende e oggetti di valore — è di 297.600 euro. La mediana delle attività finanziarie, cioè la parte che si può muovere, è di 21.000. Sono mediane e non si sommano, ma l'ordine di grandezza è chiaro: le prime sono oltre quattordici volte le seconde.
Chi lavora in proprio ha un patrimonio che sta quasi tutto in cose che non si muovono. La parte che sta fuori dall'azienda va guardata a parte: è quella su cui puoi decidere in tempi brevi.
Non serve un software. Serve un foglio con due colonne e quattro passaggi, in quest'ordine.
Sulla terza voce una precisazione. Stimare il valore di un'azienda è un mestiere con regole proprie: in Italia i criteri sono raccolti nei Principi Italiani di Valutazione dell'Organismo Italiano di Valutazione. Per il tuo foglio non serve una perizia: serve un intervallo che tu consideri prudente, il minimo credibile e il massimo ragionevole, fornito dal tuo commercialista o da chi la valuta già.
Un esempio, costruito apposta per mostrare il meccanismo.
Un imprenditore di 58 anni, azienda manifatturiera
Fuori dall'azienda ha 350.000 euro sui conti, 450.000 in investimenti e 900.000 in immobili personali: la casa in cui vive e una seconda casa. Ha un mutuo residuo di 120.000. In tutto, fuori dall'azienda: 1.580.000 euro.
Il commercialista stima la quota dell'azienda fra 5 e 7 milioni. In più, ha firmato garanzie per 600.000 euro a favore dell'azienda: le annota a parte.
Il patrimonio complessivo sta fra 6,58 e 8,58 milioni. Quello che sta fuori dall'azienda è fra il 18% e il 24% del totale. La parte liquida, conti e investimenti, 800.000 euro, è fra il 9% e il 12%.
Alla domanda «quanto hai?» questa persona rispondeva «sette milioni». Alla domanda «quanto hai fuori dall'azienda?» la risposta è circa un quinto.
Il caso è inventato, il meccanismo no. Quasi sempre emergono tre cose:
Se i tuoi rapporti sono su più banche, la colonna di sinistra è la somma di tutti. È una somma che di solito non ha fatto nessuno, per il motivo che spiego in dieci banche, nessuna direzione.
Alla domanda «quanto hai?» rispondevi sette milioni. Alla domanda «quanto hai fuori dall'azienda?», un quinto.— Attilio Palermo
Voglio essere preciso sul perimetro.
Non valuto la tua azienda e non faccio il commercialista. La stima del valore è una perizia, e i numeri aziendali sono di chi li tiene. Sono un Consulente Patrimoniale con certificazione CFP® e Consulente Finanziario Indipendente iscritto all'Albo OCF, e non do consulenza legale né fiscale.
Quello che faccio è la colonna che manca: metto in fila tutto ciò che è tuo e non è dell'azienda, ci affianco la quota come intervallo prudente fornito da chi la sa stimare, e guardo se le due colonne reggono insieme. È lo stesso principio di sempre: un solo interlocutore che guarda l'insieme, mentre ciascuno continua a fare il proprio mestiere.
Questo è il primo di quattro passi. Nelle prossime settimane vediamo cosa significa avere quasi tutto dentro l'azienda, cosa succede quando l'azienda chiede liquidità in fretta, e come si decide quanto portare fuori.
Non ti sto chiedendo quanto vale la tua azienda. Ti sto chiedendo quanto vali tu, il giorno in cui l'azienda non c'è.
Perché sono due patrimoni distinti, sul piano giuridico e su quello pratico. Nella società a responsabilità limitata risponde delle obbligazioni sociali la società con il suo patrimonio (art. 2462 del Codice Civile), e i soci non rispondono con i propri beni, salvo eccezioni come le garanzie personali. Sul piano pratico hanno liquidità, rischi e orizzonti diversi: finché si guardano come un blocco unico, non si può pianificare né l'uno né l'altro.
Una valutazione formale è un lavoro specialistico, con criteri propri, raccolti in Italia nei Principi Italiani di Valutazione. Per costruire lo stato patrimoniale personale non è necessaria: basta un intervallo prudente fornito da chi conosce i conti dell'azienda, scritto come minimo e massimo e non come cifra unica. Il fatturato non è il valore dell'azienda e non va usato al suo posto.
Tutto ciò che è intestato alla persona e non all'azienda: liquidità e investimenti presso tutte le banche, immobili personali, previdenza, beni di valore; poi i debiti personali. La quota societaria va indicata a parte, come intervallo. Le garanzie personali date per l'azienda si annotano separatamente: non sono un debito finché non vengono escusse, ma impegnano il patrimonio di chi le ha firmate.
Non esiste una percentuale valida per tutti: dipende dagli obiettivi, dal fabbisogno della famiglia, dalle dimensioni e dalla fase dell'azienda. Il primo passo non è fissare un obiettivo ma misurare dove si è oggi, con le due colonne affiancate. Solo dopo ha senso decidere quanto portare fuori e con quali tempi, con il commercialista per gli aspetti tecnici e fiscali.
Questo articolo ha finalità informative e di educazione finanziaria. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata, né consulenza legale, fiscale o contabile, e non rappresenta una proposta o una sollecitazione all'acquisto di prodotti finanziari o assicurativi. L'attività descritta è di analisi del patrimonio personale e di coordinamento: non comprende la valutazione d'azienda, la redazione di bilanci né la consulenza societaria, che restano al commercialista e ai professionisti competenti. L'esempio numerico è dichiaratamente illustrativo e non descrive un caso reale. I dati citati provengono dalle fonti istituzionali indicate e sono soggetti ad aggiornamento. Le norme richiamate sono citate come riferimento e non come indicazione operativa. Aggiornato a ottobre 2026.
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Consulente Finanziario Autonomo
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Ciao, sono Attilio Palermo, consulente finanziario indipendente con oltre 30 anni di esperienza.
La mia missione è semplice: aiutare imprenditori e manager a proteggere e valorizzare il loro patrimonio, costruendo una strategia finanziaria solida e libera da conflitti di interesse.
Ho scelto l’indipendenza per una ragione chiara: mettere i miei clienti al centro di ogni decisione. Non lavoro per banche o istituzioni, ma esclusivamente per chi si affida a me.
Credo che ogni patrimonio meriti attenzione, trasparenza e un approccio su misura, perché ogni cliente è unico.
Nel mio lavoro utilizzo il METODO QUADRANTE NORD-OVEST, un sistema che punta a minimizzare i rischi e massimizzare i rendimenti, partendo da un’analisi approfondita e dalla pianificazione strategica.
Il mio obiettivo è creare risultati sostenibili nel tempo, garantendo sicurezza e serenità finanziaria.
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PERCHÉ FACCIO QUELLO CHE FACCIO?
Ho visto troppe persone subire costi nascosti, rischi inutili e decisioni prese senza un vero interesse per il loro futuro.
Questo mi ha spinto a creare un approccio che mette la protezione e la crescita del patrimonio al primo posto.
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I MIEI VALORI
Indipendenza: Nessun vincolo, solo le esigenze del cliente.
Trasparenza: Ogni costo e ogni decisione sono chiari e condivisi.
Semplicità: Strategie comprensibili e accessibili.
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A CHI MI RIVOLGO
Imprenditori e manager che vogliono costruire un futuro finanziario stabile, proteggere il proprio stile di vita e valorizzare ciò che hanno costruito con impegno.
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