Un imprenditore di Vicenza, 56 anni, manifatturiero. Patrimonio personale dichiarato 2,32 milioni di euro. La prima volta che ci sediamo gli chiedo di scrivere su un foglio bianco quanto valgono le sue case, i conti, gli strumenti finanziari. Scrive. Poi guarda il foglio. Sulla riga del liquido c'è scritto 270.000 euro. Sulla riga degli immobili c'è scritto 2.050.000.
Mi dice una frase che ho sentito decine di volte negli ultimi vent'anni: "Le case sono il mio paracadute, Attilio. Se domani succede qualcosa all'azienda, le vendo."
Gli rispondo con una domanda: "In quanto tempo?"
Quella domanda è il motivo di questo articolo. La risposta media, secondo le statistiche OMI dell'Agenzia delle Entrate, è tra i 7 e i 15 mesi. Se i mesi sono uno o due, lo sconto sul prezzo di vendita è tra il 15% e il 25%. Il paracadute non si apre quando serve. È un dato osservabile, misurato, ripetuto.
Questo articolo non è un attacco al mattone, e non è un invito a vendere. È un quadro: cosa dicono i dati strutturali della Banca d'Italia, dell'ISTAT, di Eurostat e della BCE sulla concentrazione patrimoniale immobiliare in Italia, perché è una posizione strutturalmente rischiosa per gli imprenditori sopra il milione di patrimonio personale, e qual è il metodo razionale di riequilibrio che applico nello studio.
I dati Banca d'Italia: 60% in media, 70% sopra il milione
Partiamo dai numeri ufficiali, non dalle convinzioni. I Conti Distributivi sulla Ricchezza di Banca d'Italia, aggiornati trimestralmente, scompongono il patrimonio delle famiglie italiane in fasce per percentile. Il quadro che emerge è netto, e raramente raccontato nei suoi termini reali.
La ricchezza netta complessiva delle famiglie italiane a fine 2024 vale 11.732 miliardi di euro. Cresciuta del 2,8% in termini nominali rispetto al 2023, ma inferiore di oltre il 5% in termini reali rispetto al 2021, per effetto dell'erosione inflazionistica del 2022. Già qui c'è un primo dato che merita attenzione: il patrimonio italiano non ha protetto dal recupero del potere d'acquisto. Vediamo come si distribuisce.
| Componente patrimoniale | 50% meno abbiente | Fascia 50°-90° pct | Decile più ricco |
|---|---|---|---|
| Peso abitazioni | 74,6% | 67,5% | 35,7% |
| Peso depositi bancari | 17,0% | 14,7% | 11,5% |
| Risparmio gestito (fondi e polizze) | 2,8% | 7,0% | 18,9% |
| Quote aziende non quotate | trascurabile | bassa | 18,6% |
La lettura è semplice: più si scende verso il decile più ricco, più scende la quota immobiliare. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene mediamente solo il 35,7% del patrimonio in abitazioni. La differenza rispetto al 74,6% delle famiglie meno abbienti è di trentanove punti. Trentanove punti significano un altro tipo di vita finanziaria.
L'anomalia che osservo nello studio del Nord Ovest è che molti imprenditori con patrimoni personali sopra 1 milione di euro — per percentile statistico, ben dentro il decile più ricco — vivono con un'allocazione immobiliare che supera il 70% del patrimonio personale. Sono cioè fuori dal proprio percentile naturale, e dentro l'allocazione tipica della fascia meno abbiente. È un'anomalia documentabile, con conseguenze concrete sul rischio di portafoglio.
Il confronto europeo: Germania 39, Paesi Bassi 31, Stati Uniti 25
Il dato italiano non è "normale" per il fatto di essere italiano. È un'eccezione strutturale rispetto alle altre economie avanzate. Le statistiche OECD sui prezzi delle abitazioni e i bilanci famiglie comparati mostrano un quadro chiaro: in Germania la quota immobiliare media è il 39%, nei Paesi Bassi il 31%, negli Stati Uniti il 25%. Le restanti quote sono in mercati finanziari, fondi pensione integrativi, partecipazioni quotate.
Le ragioni sono diverse — mercato delle locazioni più regolato in Germania, sistema previdenziale privato negli USA — ma il risultato è lo stesso: una famiglia tedesca media è esposta a un terzo del rischio di concentrazione patrimoniale immobiliare di una famiglia italiana media. Quando i mercati si muovono, paga conseguenze meno asimmetriche.
Perché il dato italiano è strutturale, non casuale
La concentrazione italiana ha radici precise: il dopoguerra ha reso la casa il primo vero strumento di risparmio per due generazioni; il sistema bancario ha storicamente offerto rendimenti reali bassi sui prodotti liquidi; il passaggio generazionale culturale è quasi sempre passato dall'immobile. È un'eredità di scelte razionali in un contesto economico che oggi non esiste più.
Il problema è che oggi le condizioni del contesto sono cambiate, ma il riflesso culturale resta. La rassegna di Advisor Online sui tre portafogli degli italiani e l'analisi di FocusRisparmio sulla diversificazione del 5% più ricco arrivano alla stessa conclusione, leggendo gli stessi dati Banca d'Italia: chi può diversificare, lo fa. Chi non può, resta concentrato.
Vent'anni di case in Italia: il rendimento reale è negativo prima dei costi
Qui arriva il dato che cambia il modo di guardare il proprio patrimonio. Non è un'opinione, non è una previsione. È una serie storica.
Rivalutazione ISTAT 2004-2024: 0,8% nominale annuo
Le serie storiche dell'indice IPAB rilevato dall'ISTAT mostrano che la rivalutazione nominale media delle abitazioni in Italia tra il 2004 e il 2024 è stata di circa lo 0,8% all'anno. Vent'anni di dati ufficiali. Non un caso isolato, non una fase, non un picco.
Inflazione nello stesso periodo: 1,9% annuo
Nello stesso ventennio, l'inflazione media in Italia, misurata dall'indice dei prezzi al consumo, è stata dell'1,9% all'anno.
Il rendimento reale prima di IMU e manutenzioni
La sottrazione è elementare: 0,8 meno 1,9 fa meno 1,1 punti percentuali all'anno di rendimento reale lordo. Significa che il mattone italiano, in media, nei vent'anni tra il 2004 e il 2024, ha eroso il potere d'acquisto di circa l'1,1% l'anno, prima di considerare costi di possesso e fiscalità.
E quello è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Sui costi di possesso ci arriviamo tra un paragrafo.
Il confronto europeo qui diventa ancora più severo. I dati Eurostat sull'indice HPI nominale europeo tra il 2010 e metà 2025 mostrano che dodici Stati membri hanno registrato rivalutazioni nominali sopra il 100% (Ungheria +277%, Portogallo +141%, per fare due estremi). L'Italia è l'unica nazione dell'Unione Europea a registrare una variazione nominale negativa, -1%, nello stesso periodo. Un'eccezione strutturale, non un dato congiunturale.
Il conto vero che molti imprenditori non hanno mai fatto
Il rendimento nominale lordo è solo la prima riga del conto. Sotto ci sono i costi di possesso. Sono ricorrenti, fissi, e drenano cassa anche negli anni in cui l'immobile non genera reddito. Vediamoli con i numeri di un milione di euro di immobili non prima casa.
IMU, TARI, manutenzioni mediate sui dieci anni
- IMU su immobili non prima casa: aliquota ordinaria comunale tra l'1,06% e l'1,14% del valore catastale rivalutato. Su un milione di valore di mercato di immobili residenziali secondari, il prelievo IMU annuo si colloca tipicamente tra 7.000 e 12.000 euro, a seconda di rendita catastale e comune. Per i capannoni industriali e gli uffici A/10 le aliquote sono spesso superiori.
- TARI: variabile per comune, ordine di grandezza 1.500-3.000 euro l'anno per un mix di residenziale secondario e commerciale.
- Manutenzioni straordinarie mediate su un decennio: per fabbricati con più di vent'anni, la media tecnica osservata è tra l'1% e l'1,5% del valore di mercato l'anno (rifacimento tetti, infissi, impianti, adeguamenti energetici).
Le statistiche fiscali del MEF e le rilevazioni dei comuni sui prelievi patrimoniali immobiliari mostrano che il costo fiscale annuo di possesso, sommato alle manutenzioni mediate, si attesta in media tra l'1,5% e il 2,5% del valore di mercato del patrimonio, indipendentemente dalla redditività effettiva dei cespiti.
La fiscalità della cessione
Quando l'immobile viene venduto, entra in gioco un'altra leva fiscale. Sulla plusvalenza, in molti casi (specialmente per cespiti detenuti meno di cinque anni o per usi non prima casa), si applica l'imposta sostitutiva del 26%. Se le fatture originali di acquisto e ristrutturazione non sono conservate, il calcolo si fa sul valore totale, non sulla plusvalenza. È un dettaglio operativo che cambia il risultato netto di vent'anni di possesso.
Su 1.000.000 di immobili non prima casa: 18.000-25.000 euro l'anno
Tradotto: il costo annuo medio di possesso su un milione di euro di immobili non prima casa, ben tenuti, in classe energetica decorosa, si colloca tra i 18.000 e i 25.000 euro all'anno. Sono soldi che escono. Anche negli anni in cui non si vende, anche negli anni in cui non si affitta, anche negli anni in cui il valore di mercato non si muove.
Su vent'anni significa tra i 360.000 e i 500.000 euro di costi cumulati. È la cifra che, sommata al rendimento reale lordo negativo di -1,1% annuo, restituisce il vero rendimento reale netto di un patrimonio immobiliare medio italiano. Non è un calcolo aggressivo. È matematica delle serie storiche.
Le classi energetiche stanno entrando nel prezzo
C'è un secondo fattore di pressione sul valore degli immobili italiani che fino al 2020 era marginale e oggi è strutturale.
Direttiva UE: scadenze e implicazioni
La nuova direttiva europea sul rendimento energetico degli edifici (Direttiva Case Green) impone standard minimi di efficienza energetica progressivi nei prossimi anni. Le scadenze obbligano i proprietari a investimenti significativi (cappotti, infissi, impianti, pannelli) per evitare la svalutazione commerciale dei cespiti che restano in classe F o G.
Sconti del 15-25% sui rogiti per classi G ed F
Oltre il 60% degli edifici italiani è in classe energetica F o G. Il dato non è una previsione, è uno screenshot dello stock immobiliare attuale. La pressione che la direttiva mette su questo segmento si sta già traducendo, nelle rilevazioni OMI delle compravendite più recenti, in sconti tra il 15% e il 25% applicati al rogito sulle classi peggiori, rispetto a immobili comparabili in classe C o superiore.
Capannoni e ville di famiglia: dove si sta riallineando il valore
Per gli imprenditori del Nord Ovest, il tema tocca due categorie tipiche: il capannone industriale di proprietà personale costruito tra il 1985 e il 2005, e la villa di famiglia degli anni Settanta. Entrambi i cespiti rientrano spesso in classe energetica F o G. Il costo di adeguamento per metro quadro è non trascurabile. Vendere senza adeguare significa accettare lo sconto. Adeguare significa investire CAPEX in un asset che continua a rendere meno dell'inflazione. È una scelta da fare a mente fredda, con i numeri davanti.
Il test che faccio con gli imprenditori del Nord Ovest
Quando un imprenditore arriva da me, la prima cosa che facciamo non è una strategia di investimento. È un'altra: misuriamo se il patrimonio attuale regge uno shock di liquidità. Lo chiamo stress test del 20% in 60 giorni.
Il 20% in 60 giorni: stress test di liquidità
La regola operativa è semplice: almeno il 20% del patrimonio netto totale deve essere detenuto in strumenti finanziari liquidi smobilizzabili entro 60 giorni senza perdite superiori al 5% rispetto al valore di mercato corrente. ETF globali, fondi armonizzati, titoli di Stato a breve termine, depositi vincolati con uscita.
Perché il 20%? Perché è la soglia tipica che copre, in un anno, una combinazione di: liquidità d'emergenza familiare (sanitaria, formativa, di nucleo allargato), liquidità di backup aziendale (anticipi fornitori, capitale circolante temporaneo, cassa per un'opportunità di acquisizione), ricomposizione fiscale dell'anno corrente. È un numero osservato, non teorico.
Il working paper BCE n. 2157 sulla propensione marginale al consumo conferma scientificamente quello che osservo nello studio: la ricchezza finanziaria produce una propensione marginale al consumo molto superiore e molto più rapida della ricchezza immobiliare (0,7-0,9 centesimi per euro contro valori marcatamente inferiori). Tradotto: per coprire un'esigenza di cassa improvvisa, il mattone è uno strumento strutturalmente inadeguato.
Tempi medi di vendita: 7-10 mesi in città media, 12-15 mesi in aree non centrali
Lo conferma anche il studio BCE n. 2073 sugli effetti dei tassi sui valori immobiliari: l'effetto ricchezza immobiliare sui consumi è in Italia tra i più bassi dell'area euro, segno che il valore di mercato del mattone non si traduce in capacità di spesa effettiva nel breve termine.
I dati operativi di vendita dell'Agenzia delle Entrate parlano chiaro:
- Città capoluogo di provincia, immobile residenziale ben tenuto, classe energetica D o superiore: 7-10 mesi medi tra mandato e rogito.
- Aree non centrali, classi energetiche basse, capannoni industriali: 12-15 mesi medi, con punte oltre i 18 mesi per cespiti commerciali specifici.
- Vendita forzata entro 60 giorni: sconto medio osservato 15-25% rispetto al valore OMI di riferimento.
Tornando all'imprenditore di Vicenza: con 270.000 euro liquidi su 2,32 milioni di patrimonio totale, è all'11,6%. Sotto la soglia del 20% di otto punti e mezzo. Per riportarsi a stress test passato, dovrebbe trovare altri 194.000 euro di liquidità immediata. Nessuno dei cespiti immobiliari può generarli in 60 giorni senza uno sconto importante.
Vicenza: 56 anni, 2,32 milioni, 11,6% liquidi
Imprenditore del manifatturiero veneto, attivo da trentadue anni. Patrimonio personale dichiarato: 2,32 milioni di euro così composti.
- Immobili (88,4% del totale): villa di residenza 850.000 euro, capannone industriale di proprietà personale dismesso 650.000, due appartamenti residenziali locati a uso civile 350.000 totali, appartamento vacanze in Liguria 200.000.
- Finanziario liquido (11,6% del totale): 270.000 euro tra conti correnti e depositi a termine. Zero risparmio gestito. Zero portafoglio azionario o obbligazionario.
Il foglio scritto a mano e il primo quadro reale. La prima volta che lo facciamo a mente fredda, su un foglio bianco, l'imprenditore si rende conto di tre cose insieme. Prima: il capannone industriale è dismesso da due anni, IMU annua 6.800 euro, costi minimi di manutenzione 4.500. Seconda: gli appartamenti locati netto-cedolare rendono 3,8% lordo sul valore di mercato, che diventa 2,2% netto dopo IMU e quote condominiali. Terza: la casa in Liguria genera 1.800 euro l'anno di IMU e TARI senza essere mai affittata, perché serve due settimane d'agosto.
18.000 euro l'anno di case non produttive. Sommando solo IMU, TARI e manutenzioni straordinarie ammortizzate degli ultimi cinque anni, sui cespiti che non producono reddito, il drenaggio annuo è di 18.000 euro. In dieci anni sono 180.000 euro. Sono usciti dai 270.000 di liquidità.
Da lì è cambiata la conversazione. Non abbiamo deciso nulla quel giorno. Non gli ho detto di vendere. Gli ho mostrato il quadro. La seconda volta che ci siamo visti, sei settimane dopo, è arrivato con la sua lista di priorità.
Il metodo di riequilibrio QNO in tre passaggi
Quando il quadro è misurato, il riequilibrio diventa un'operazione di pianificazione, non una vendita di pancia. Lavoro con un metodo in tre passaggi, applicato negli ultimi dieci anni a decine di patrimoni personali nel Nord Ovest. Lo chiamo riequilibrio QNO.
Da quadro a strategia in 90 giorni
- Quadro patrimoniale a valori realistici. Foglio bianco, valori OMI di mercato (non di stima emotiva), distinzione tra cespiti produttivi e cespiti di consumo, classificazione per classe energetica e tempi medi di vendita stimati per ogni asset. È il punto di partenza, non è negoziabile.
- Calcolo del rendimento reale netto degli ultimi vent'anni. Per ogni cespite immobiliare, ricostruzione del rendimento reale netto storico: rivalutazione di mercato meno IMU TARI manutenzioni cedolare, deflazionato per inflazione cumulata. La maggior parte dei cespiti che vediamo restituisce un rendimento reale netto negativo o vicino allo zero. È un dato, non un'opinione.
- Piano di riequilibrio progressivo 18-36 mesi con attenzione fiscale. Dismissione dei cespiti meno produttivi nella sequenza che minimizza la pressione fiscale (gestione del quinquennio, fatture conservate, plusvalenza calcolata). Reinvestimento progressivo nel portafoglio finanziario costruito addosso al singolo imprenditore e nella liquidità di scopo. Mai vendite forzate, mai pressione, mai prodotti spinti.
Il piano viene scritto, firmato, e rivisto ogni sei mesi. Nessun cespite viene venduto a freddo. La logica è quella della pianificazione fiscale e patrimoniale, non della reazione emotiva. È il motivo per cui i tempi sono di 18-36 mesi: servono per cogliere le finestre fiscali corrette e per non subire sconti di urgenza.
Soglia ragionevole di equilibrio: 30-40% in immobili
Le linee guida del Metodo QNO sulla soglia di esposizione immobiliare non sono inventate. Sono ricavate dall'osservazione empirica del comportamento del decile più ricco delle famiglie italiane, che secondo Banca d'Italia mantiene mediamente il 35,7% del patrimonio in abitazioni. È la soglia che riflette un comportamento già razionale, già praticato dalla fascia di reddito che storicamente ha le maggiori possibilità di scelta.
Prima casa compresa: la regola non punitiva
La soglia ragionevole per un patrimonio personale sopra il milione di euro è quindi tra il 30% e il 40% del totale in immobili, inclusa la prima casa. Non è una regola punitiva: la prima casa rientra in pieno nel calcolo, perché serve a vivere e perché ha un valore d'uso reale. Il 30-40% è la soglia che permette ai restanti 60-70% di vivere su asset finanziari diversificati, liquidi, decorrelati dall'economia locale dell'imprenditore.
Cosa va sul finanziario e cosa sulla liquidità di scopo
Sui restanti 60-70% del patrimonio, la struttura ragionevole prevede 40% in mercati azionari globali diversificati (strumenti a basso costo, non gestori discrezionali, perché il rendimento dei gestori attivi è meno scontato di quanto si racconta), 20% in obbligazioni governative e societarie a medio termine per la mitigazione della volatilità, e 10% in riserve di liquidità immediata e strumenti alternativi liquidi. Sono percentuali di riferimento. Il piano vero viene calibrato sulle priorità del singolo imprenditore: orizzonte, dipendenti familiari, ciclo dell'azienda, eventuale passaggio generazionale.
30-40% immobili (prima casa + eventuale immobile core ad alta redditività locativa)
40% mercati azionari globali diversificati a basso costo
20% obbligazioni governative e societarie a medio termine
10% liquidità immediata e strumenti alternativi liquidi
Quando l'immobile ha senso e quando no
Il Metodo QNO non demonizza l'immobile. Riconosce due categorie precise di cespiti che hanno senso anche in un portafoglio diversificato:
- Immobile ad uso utility: la prima casa. Stabilità familiare, risparmio sul costo storico di locazione, valore d'uso reale. Razionale.
- Immobili core ad alto rendimento locativo: selezionati cespiti commerciali o residenziali in aree a forte trazione demografica e turistica (centri storici delle principali aree metropolitane del Nord Ovest), capaci di generare rendimenti netti da locazione stabili e decorrelati dall'andamento aziendale dell'imprenditore. Sono una categoria stretta, non un'etichetta da appiccicare a comodo.
Tutto il resto — appartamenti secondari in aree a bassa crescita demografica, terreni agricoli senza progetto produttivo, frazioni di immobili commerciali in province con domanda calante, capannoni dismessi — è inefficienza patrimoniale. Immobilizza capitale, drena cassa, sottrae risorse che potrebbero stare in strumenti finanziari globali con rendimenti reali storici positivi e fiscalità ottimizzata. Non è un giudizio morale. È un calcolo.
Per chi vuole mantenere un'esposizione immobiliare diversificata ma più liquida, esistono anche strumenti indiretti come i fondi immobiliari quotati. Il quadro 2025 dei fondi immobiliari da Idealista News riporta un patrimonio italiano di 144,5 miliardi nel 2025: strumenti meno illiquidi del cespite diretto, con un trattamento fiscale che merita una valutazione caso per caso, ma che possono entrare in modo ragionato nella quota del 30-40%.
Quello che NON faccio mai (e perché)
C'è una parte del Metodo QNO che racconto sempre, perché distingue il mio approccio da quello che molti imprenditori hanno conosciuto in banca o presso reti di vendita.
- Mai vendite a freddo. Un piano di riequilibrio dura 18-36 mesi, non si chiude in tre settimane. Nessun cespite viene dismesso prima di aver completato il quadro fiscale e la finestra di mercato corretta.
- Mai pressione. Le decisioni patrimoniali importanti maturano in più incontri. Tra il primo e il piano definitivo passano in media 90 giorni. Il tempo è parte del metodo.
- Mai prodotti. Lavoro a parcella, non a commissione. Il riequilibrio non passa da prodotti che mi remunerano. Passa da scelte di portafoglio costruite su strumenti efficienti e a basso costo.
È il senso di tutto questo articolo. Non si tratta di sostituire una concentrazione (mattone) con un'altra (un fondo presunto miracoloso). Si tratta di portare il patrimonio personale dell'imprenditore dentro un quadro misurato, organizzato, capace di reggere gli shock prevedibili e di lavorare nei vent'anni successivi con rendimenti reali positivi.
Checklist del Metodo QNO
- Foglio bianco: scrivere il proprio patrimonio a valori OMI di mercato, non a stima emotiva.
- Test del 20% in 60 giorni: verifica della soglia minima di liquidità immediata.
- Costo annuo di possesso: somma di IMU, TARI, manutenzioni straordinarie ammortizzate, per cespite.
- Rendimento reale netto vent'anni: deflazionato per inflazione cumulata, al netto dei costi.
- Classe energetica di ogni cespite e impatto delle scadenze UE.
- Soglia obiettivo di esposizione immobiliare totale: 30-40% del patrimonio netto.
- Piano di riequilibrio scritto e firmato, orizzonte 18-36 mesi.
La domanda non è "quanto rende". La domanda è "quanto è organizzato". È la frase con cui chiudo ogni primo incontro nello studio, e con cui chiudo anche questo articolo.
Domande frequenti sulla concentrazione immobiliare
Quanto pesa il mattone nel patrimonio degli italiani?
Banca d'Italia stima il 60% per la media delle famiglie, percentuale che sale verso il 70% nelle fasce patrimoniali sopra il milione di euro. Per il 50% meno abbiente la quota raggiunge il 74,6%, scende al 67,5% nella classe intermedia e al 35,7% per il decile più ricco.
Qual è una soglia ragionevole di patrimonio in immobili per un imprenditore sopra 1 milione?
Tra il 30% e il 40% del totale, prima casa compresa. È la quota che mediamente detiene il decile più ricco delle famiglie italiane secondo Banca d'Italia, e riflette un comportamento già razionale di chi ha possibilità di scelta diversificata.
Ha senso vendere subito tutti gli immobili non strumentali?
No. La strategia razionale è un riequilibrio progressivo nei 18-36 mesi successivi, partendo dai cespiti a bassa efficienza energetica e bassa redditività locativa in aree non strategiche, reinvestendo i proventi in strumenti finanziari liquidi globali con attenzione alle finestre fiscali corrette.
Qual è il rendimento reale del mattone italiano negli ultimi vent'anni?
Dai dati ISTAT 2004-2024 la rivalutazione media nominale delle case è circa 0,8% annuo, contro un'inflazione media del 1,9% annuo. Il rendimento reale lordo è quindi negativo di circa 1,1 punti l'anno, prima di IMU, manutenzione e fiscalità. Eurostat 2010-mid 2025 conferma: Italia unica nazione UE con variazione nominale negativa (-1%).
Cos'è lo stress test di liquidità del Metodo QNO?
È la verifica della regola di convertibilità del 20% in 60 giorni: almeno il 20% del patrimonio totale deve essere detenuto in strumenti finanziari liquidi smobilizzabili entro 60 giorni senza perdite superiori al 5% rispetto al valore di mercato corrente. Se il test fallisce, il patrimonio non regge uno shock di cassa.
Come incidono le direttive UE sulle classi energetiche sui prezzi?
Con oltre il 60% degli edifici italiani in classe F o G, le nuove normative UE sull'efficienza energetica stanno già introducendo sconti del 15-25% sui rogiti per le classi peggiori, con un effetto strutturale sulla commerciabilità futura dei cespiti non riqualificati. Capannoni anni Ottanta e ville anni Settanta sono le categorie più esposte.
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Fonti e approfondimenti
- Banca d'Italia, Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, aggiornamento trimestrale: bancaditalia.it/statistiche/tematiche/conti-patrimoniali/conti-distributivi
- ISTAT, Prezzi delle abitazioni (IPAB) IV trimestre 2025: istat.it/comunicato-stampa/prezzi-delle-abitazioni-dati-provvisori-iv-trimestre-2025
- Banca d'Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie italiane: bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie
- Agenzia delle Entrate, Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI): agenziaentrate.gov.it/portale/aree-tematiche/osservatorio-del-mercato-immobiliare-omi
- OECD, Housing prices indicators: oecd.org/en/data/indicators/housing-prices.html
- Eurostat, House price index, nominal — annual data: ec.europa.eu/eurostat/databrowser/product/page/tipsho20
- MEF Dipartimento Finanze, Statistiche fiscali: finanze.gov.it/it/statistiche-fiscali
- Banca d'Italia, QEF n. 836 — I conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie (2024): bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0836
- BCE Working Paper n. 2157, Wealth effects in the euro area (2018): ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecb.wp2157.en.pdf
- BCE Working Paper n. 2073, House prices and monetary policy in the euro area (2017): ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecb.wp2073.en.pdf
- Advisor Online, Banca d'Italia, i 3 portafogli degli italiani (mar 2024): advisoronline.it · 3 portafogli degli italiani
- FocusRisparmio, Il 5% delle famiglie ha in mano il 46% della ricchezza (gen 2024): focusrisparmio.com · 5% delle famiglie
- Idealista News, Fondi immobiliari, patrimonio italiano a 144,5 miliardi nel 2025 (giu 2026): idealista.it · Fondi immobiliari 2025
Attilio Palermo · CFP® · CFA
Consulente Finanziario Indipendente dal 2001 e consulente finanziario indipendente Nord Ovest con sede tra Torino e Milano. Lavoro a parcella, senza retrocessioni, esclusivamente con imprenditori e famiglie con patrimonio personale superiore al milione di euro. Iscrizione Albo OCF n. 171243.