Quanto perderesti dall’oggi al domani? Mettere un numero sul rischio che non hai coperto

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Quanto perderesti dall'oggi al domani? Mettere un numero

Del bilancio della tua azienda conosci ogni voce. Il margine, i giorni di incasso, l'utilizzo del fido. Del rischio che pende sul tuo patrimonio personale, invece, non hai un numero.

Se ti chiedo quanto ha fatturato la tua azienda l'anno scorso, me lo dici a memoria. Se ti chiedo il margine, pure. Se ti chiedo quanto hai in banca, arrivi vicino.

Se ti chiedo quanto mancherebbe alla tua famiglia domani mattina, di solito cala il silenzio.

Non è distrazione. È che nessuno ti ha mai chiesto di fare quel conto. Sull'azienda hai un commercialista che ti obbliga a mettere numeri su tutto, ogni trimestre. Sul patrimonio personale non c'è un obbligo di legge, non c'è una scadenza, non c'è nessuno che ti mandi il promemoria.

Nell'articolo precedente ho descritto cosa succede quando l'imprenditore si ferma. Questo articolo fa la cosa più noiosa e più utile: prova a metterci sopra una cifra.

Non è solo un problema tuo: il gap è misurato

Prima di guardare il tuo caso, guardiamo il quadro. In Italia l'incidenza dei premi assicurativi sul PIL si ferma intorno all'1%, contro il 2,6% della media europea, con un premio medio pro capite di 279 euro contro 893.

La fotografia del regolatore dice la stessa cosa. Sui dati 2021 pubblicati da IVASS, l'Italia ha un gap di 4,6 punti percentuali rispetto alla media OCSE nel ramo vita e di 4,9 punti nei rami danni.

Questi numeri non ti dicono quanto serve a te. Dicono un'altra cosa, più semplice: il conto, in Italia, quasi nessuno l'ha fatto. Non sei un caso isolato. Sei dentro la media.

Il dato di sistema dice che il buco esiste. Non dice dove sei tu dentro quel buco. Quello si scopre solo misurando.— Attilio Palermo

Il patrimonio c'è. La liquidità, spesso, no

C'è un secondo equivoco, e riguarda proprio i patrimoni importanti. Avere un patrimonio non significa avere disponibilità.

Secondo i conti distributivi di Banca d'Italia aggiornati al quarto trimestre 2025, la ricchezza netta media delle famiglie italiane è di 453 mila euro, e il 10% più ricco ne detiene il 60,6%. Ma la composizione conta più del totale: la parte immobiliare resta preponderante, e un immobile non si trasforma in cassa in novanta giorni.

È lo stesso meccanismo di cui ho parlato a proposito della concentrazione del patrimonio sul mattone. Sul foglio il numero è grande. Nel momento in cui serve cassa, quel numero non risponde.

Le quattro voci del conto

Il calcolo del fabbisogno di protezione non è una formula magica. È una somma di quattro voci, tutte relative al tuo patrimonio personale.

  1. Il reddito da sostituire, per quanti anni

    Quanto entra oggi in famiglia grazie a te, moltiplicato per gli anni in cui quella entrata andrebbe comunque garantita. Fino all'indipendenza dei figli, o fino alla pensione del coniuge. È la voce più semplice, ed è quasi sempre quella sottostimata.

  2. I debiti personali e le garanzie che hai firmato

    Qui c'è la voce che vedo saltare più spesso. Quando l'azienda apre un fido, la banca chiede quasi sempre anche la firma della persona. E la garanzia personale, per definizione, non è costituita da beni dell'impresa: impegna il tuo patrimonio personale. Il mutuo di casa lo conosci. La somma delle fideiussioni che hai firmato negli anni, per quali importi e fino a quando, molto meno.

  3. La liquidità che servirà, e quando

    C'è un'imposta di successione, con aliquote e franchigie stabilite per legge, e ci sono tempi precisi. E c'è la liquidità eventualmente necessaria per far quadrare i conti tra gli eredi senza vendere pezzi di patrimonio o di azienda di corsa.

  4. Il costo di sostituire le tue funzioni

    Le cose che oggi in azienda fai solo tu — trattare con le banche, tenere i clienti storici, decidere — qualcuno dovrebbe farle. Ha un costo, e per un periodo si sommerebbe agli altri. Non è una voce esoterica: è una busta paga in più, o una consulenza esterna, per due o tre anni. E se sei l'unico socio la voce pesa di più, perché prima ancora del costo c'è il tempo: ne ho scritto a parte, cosa si blocca in azienda se sei l'unico socio.

Sulla terza voce vale la pena essere precisi, perché è quella dove il tempo stringe. Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 la dichiarazione va presentata entro dodici mesi dall'apertura della successione, e l'imposta autoliquidata va versata entro 90 giorni dal termine di presentazione. Le aliquote e le franchigie sono pubbliche: 4% per coniuge e figli sulla parte eccedente un milione di euro a beneficiario, 6% per fratelli e sorelle oltre 100 mila euro, 6% o 8% senza franchigia per gli altri.

Sopra il milione di patrimonio trasferito, la franchigia smette di coprire. È esattamente la soglia in cui si trovano molti imprenditori. Il calcolo e gli adempimenti si fanno con il commercialista: qui il dato serve solo a far vedere che c'è una scadenza, e che dentro quella finestra serve cassa vera.

Esempio illustrativo — numeri di comodo, non un caso reale

Come si mette insieme il totale

Immagina 120 mila euro l'anno di reddito familiare da garantire per dieci anni. Aggiungi 300 mila euro tra mutuo residuo e garanzie firmate per l'azienda. Aggiungi la liquidità stimata per imposte ed equilibri tra eredi. Aggiungi due anni di costo per sostituire le funzioni operative.

Il totale è un numero a sei o sette cifre. Poi sottrai ciò che è già coperto e ciò che è già liquido davvero, non ciò che è liquido sulla carta.

Quel che resta è il numero. Può essere zero: succede, e allora sai che sei a posto. Quasi mai è zero.

Il numero non è un preventivo

Qui devo essere netto, perché è il punto in cui questo discorso viene di solito usato male.

Il numero serve a farti vedere il buco. Non serve a farti comprare qualcosa. Una parte del fabbisogno, molto spesso, si copre riorganizzando quello che hai già: come è distribuita la liquidità, quali scadenze hai, come è strutturato il patrimonio. Non serve prodotto, serve ordine.

Per la parte che resta scoperta, il confine del mio lavoro è chiaro. Non sono un notaio, non sono un avvocato, non sono un commercialista. Sono un Consulente Patrimoniale e Finanziario Indipendente, faccio analisi del fabbisogno e coordinamento. Quale strumento usare lo valuti con il tuo intermediario; il mio lavoro è dirti quanto ti serve e verificare che regga insieme al resto del tuo patrimonio.

Tre passaggi, nell'ordine — Metodo QNO

Prima si misura, poi si decide. Mai il contrario.

1

Misurare

Le quattro voci, messe su un foglio solo, con i tuoi numeri reali. Comprese le firme che hai dato in banca negli anni e che nessuno ha mai sommato.
2

Decidere con chi di dovere

Ogni pezzo al professionista giusto: il commercialista per il fisco, il notaio per gli atti, l'intermediario per gli strumenti di copertura. Ciascuno il suo mestiere.
3

Verificare che regga insieme

Che la copertura parli con la liquidità, che la liquidità parli con la successione, che nessun pezzo contraddica gli altri. È il lavoro di coordinamento, e va rifatto quando cambiano azienda e famiglia.

È lo stesso ragionamento che facevo parlando della differenza tra avere il controllo e muoversi in continuazione. Un numero misurato una volta vale più di dieci decisioni prese d'istinto.

Del tuo bilancio conosci ogni voce. Questo numero, invece, quando l'hai calcolato l'ultima volta?

Domande frequenti

Come si calcola il fabbisogno di protezione di un imprenditore?

Si sommano quattro voci del patrimonio personale: il reddito familiare da sostituire moltiplicato per gli anni di copertura; i debiti personali e le garanzie firmate a favore dell'azienda; la liquidità necessaria per le imposte di successione e per gli equilibri tra eredi; il costo di sostituire le funzioni che oggi svolge una sola persona. Da quel totale si sottrae ciò che è già coperto o già liquido. La differenza è il numero. È un'analisi del fabbisogno, non la proposta di uno strumento.

Perché le garanzie personali sui fidi aziendali riguardano il patrimonio personale?

Perché la fideiussione la firma la persona, non la società. Le garanzie personali, per definizione, non sono costituite da beni dell'impresa: impegnano il patrimonio del garante. È una prassi bancaria documentata da tempo negli studi di Banca d'Italia sul ruolo delle garanzie nei prestiti. Il punto pratico è che molti imprenditori non hanno mai messo insieme in un unico foglio quante firme hanno dato, per quali importi e con quali scadenze.

Quanto tempo c'è per pagare l'imposta di successione?

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 la dichiarazione va presentata entro dodici mesi dall'apertura della successione, come previsto dall'art. 31 del d.lgs. 346/1990. L'imposta, autoliquidata, va poi versata entro 90 giorni dal termine di presentazione; è prevista la rateizzazione al ricorrere delle condizioni indicate dall'Agenzia delle Entrate. Il calcolo e gli adempimenti si fanno con il proprio commercialista: qui il dato serve solo a far vedere che esiste una scadenza, e che in quella finestra serve liquidità reale.

Mettere un numero sul rischio significa comprare una polizza?

No. Il numero serve a vedere il buco, non a riempirlo per forza. Una parte del fabbisogno spesso si copre riorganizzando ciò che già esiste: liquidità, scadenze, struttura del patrimonio. Per la parte che resta, quale strumento usare si valuta con il proprio intermediario assicurativo. Il lavoro del Consulente Patrimoniale Indipendente è dire quanto serve e verificare che la soluzione scelta regga insieme al resto del patrimonio.

Fonti

  1. Banca d'Italia — Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie italiane (Q4 2025) — Statistiche sulla distribuzione della ricchezza netta e sulla sua composizione per tipologia di attività. bancaditalia.it — Conti distributivi Q4 2025 Pubblicazione istituzionale Banca d'Italia. Ricchezza netta media di 453 mila euro per famiglia nel quarto trimestre 2025; il 10% più ricco delle famiglie detiene il 60,6% della ricchezza netta totale; forte peso della componente immobiliare sul totale degli attivi.
  2. Agenzia delle Entrate — Imposta di successione: aliquote e franchigie — Scheda ufficiale sulle aliquote per grado di parentela e sulle franchigie applicabili. agenziaentrate.gov.it — Aliquote e franchigie Fonte primaria istituzionale (art. 7 c. 1, d.lgs. 346/1990). Coniuge e parenti in linea retta: 4% oltre 1.000.000 € per beneficiario; fratelli e sorelle: 6% oltre 100.000 €; altri parenti fino al 4° grado: 6% senza franchigia; altri soggetti: 8% senza franchigia.
  3. Agenzia delle Entrate — Dichiarazione di successione: imposte e termini di versamento — Regole di autoliquidazione, scadenze e rateizzazione per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025. agenziaentrate.gov.it — Imposte e dichiarazione di successione Fonte primaria istituzionale. Versamento entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione; rateizzazione possibile al ricorrere delle condizioni indicate, con acconto minimo del 20%.
  4. D.lgs. 346/1990, art. 31 — Termine di presentazione della dichiarazione di successione — Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni. brocardi.it — TUS art. 31 Riferimento normativo. "La dichiarazione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione" (art. 31 c. 1); il comma 2 prevede decorrenze diverse per casi particolari.
  5. IVASS — Relazione Annuale 2023 (dati 2021), ripresa da Economyup — Confronto internazionale sulla penetrazione assicurativa italiana nei rami vita e danni. economyup.it — I numeri della sotto-assicurazione in Italia Dati riferiti al 2021, pubblicati nel 2023 dall'autorità di vigilanza sulle assicurazioni. Gap di 4,6 punti percentuali rispetto alla media OCSE nel ramo vita e di 4,9 punti nei rami danni.
  6. ANIA — Incidenza dei premi assicurativi sul PIL e premio medio pro capite — Dati associativi di settore sul confronto tra Italia e media europea. Il gap assicurativo italiano — dati ANIA Fonte di settore che riporta i dati ANIA. Premi assicurativi pari a circa l'1% del PIL in Italia contro il 2,6% della media europea; premio medio pro capite di 279 € contro 893 €.
  7. Banca d'Italia — Temi di discussione n. 528, "Il ruolo delle garanzie nei prestiti bancari" — Studio sulla funzione economica delle garanzie reali e personali nel credito bancario italiano. bancaditalia.it — Temi di discussione n. 528 Pubblicazione di ricerca Banca d'Italia. Le garanzie personali non possono essere costituite da attività di proprietà dell'impresa e sono utilizzate in prevalenza per limitare i problemi di moral hazard, imponendo una maggior perdita agli imprenditori in caso di insolvenza. Riferimento qualitativo: non esiste una statistica pubblica aggiornata sull'importo aggregato delle garanzie personali rilasciate dagli imprenditori italiani, e infatti in questo articolo non ne viene citata nessuna.

L'articolo ha finalità informative e di educazione finanziaria e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata, né consulenza legale, fiscale, notarile o assicurativa. L'attività descritta è di analisi del fabbisogno di protezione e di coordinamento tra i professionisti del cliente: non comprende l'intermediazione o il collocamento di prodotti assicurativi, né la redazione di atti, né adempimenti fiscali. Le norme e le aliquote citate sono riportate come dato con fonte e non come indicazione operativa; l'applicazione al caso concreto va valutata con il proprio notaio, il proprio commercialista e il proprio intermediario assicurativo. L'esempio numerico è dichiaratamente illustrativo e costruito con valori di comodo. I dati citati provengono dalle fonti istituzionali indicate e sono soggetti ad aggiornamenti. Aggiornato a settembre 2026.

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Attilio Palermo

Consulente Finanziario Indipendente

 

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