Il commercialista ti dice come. La banca ti dice quanto, ma il “quanto” che conviene a lei. Il quanto che serve davvero a te non te lo dice nessuno: ma si può calcolare.
Ogni anno, quando si chiude il bilancio, decidi quanto tenere dentro l'azienda e quanto portare fuori. Su cosa lo decidi?
Nella mia esperienza la risposta onesta è «a sensazione»: un po' di quello che l'azienda può permettersi, un po' di quello che serve a casa, un po' di quello che ha detto il commercialista. Di solito il risultato è lo stesso: si preleva troppo poco, e sempre in ritardo.
Non per imprudenza. Perché nessuno ti ha mai dato un numero, e senza un numero la scelta che sembra più prudente è sempre lasciare tutto dentro.
Lasciare i soldi dentro sembra non costare niente: non c'è un'imposta personale da pagare, non c'è una scelta da fare, e se l'azienda ne ha bisogno li trova lì. Portarli fuori ha invece un costo visibile e una decisione da prendere. Per questo, a ogni bilancio, il margine di sicurezza sembra sempre più prudente del prelievo.
Il costo dell'attesa si vede dopo, e in due modi. Il primo è la concentrazione: ogni anno in cui non esce niente, il tuo patrimonio personale resta fermo mentre quello dell'azienda cresce, come ho scritto in tutto dentro l'azienda, quasi niente fuori. Il secondo è il momento: un'uscita fatta in fretta, quando serve, costa più di una decisa con calma, come spiego in perché ti ritrovi a vendere nel momento sbagliato.
La legge fissa un tetto. Nella società a responsabilità limitata «possono essere distribuiti esclusivamente gli utili realmente conseguiti e risultanti da bilancio regolarmente approvato», e se si verifica una perdita del capitale sociale non si può ripartire alcun utile finché il capitale non è reintegrato o ridotto. Per le società per azioni vale la stessa regola, all'articolo 2433.
Il tetto è quindi un numero di bilancio, e lo calcola il commercialista. Ma il tetto non è il numero che cerchi: è il massimo che puoi prelevare, non quanto ti conviene prelevare.
Il numero pratico nasce da quattro cose, e quasi nessuno le ha scritte tutte e quattro sullo stesso foglio.
I primi tre dicono quanto l'azienda può lasciar andare. Il quarto dice quanto serve che esca. Se i due numeri combaciano, la decisione è semplice. Se non combaciano, la risposta non è prelevare di più: è distribuire il fabbisogno su più anni.
Un esempio, con numeri costruiti apposta perché tu possa rifare il conto con i tuoi.
Un'azienda da 8 milioni di fatturato, con 450.000 euro di costi fissi al mese
1. Riserva operativa. Tre mesi di costi fissi: 3 × 450.000 = 1.350.000 euro. Tre mesi è una scelta, non una regola.
2. Stagionalità. Nel punto più basso dell'anno la cassa scende di 600.000 euro sotto il livello medio: 600.000 euro da tenere in più.
3. Impegni già presi. Rate per 380.000 euro e un investimento già deliberato da 400.000: 780.000 euro.
Da tenere dentro: 1.350.000 + 600.000 + 780.000 = 2.730.000 euro. La liquidità media disponibile in azienda è di 3.400.000. Lo spazio di prelievo è di 670.000 euro.
4. Quanto serve fuori. La famiglia ha bisogno di 300.000 euro lordi l'anno. Lo spazio li copre e ne avanzano 370.000: puoi decidere se portarli fuori o tenerli come margine.
Il tetto di legge. Gli utili distribuibili a bilancio sono 850.000 euro. Lo spazio pratico, 670.000, sta sotto il tetto: vale 670.000. Se fosse stato sopra, avrebbe contato il tetto.
I valori sono al lordo delle imposte personali sul prelievo: quanto resta in tasca lo calcola il commercialista. Il metodo è volutamente prudente: sommare i tre parametri porta a trattenere più del necessario, ed è meglio sbagliare per eccesso la prima volta.
Il tetto lo fissa il bilancio. Il numero lo fissa quello che serve, dentro e fuori.— Attilio Palermo
Una volta l'anno, con il bilancio. E ogni volta che cambia qualcosa di grosso: un nuovo finanziamento, una commessa importante, un investimento, un cambiamento in famiglia, l'ingresso o l'uscita di un socio. Un numero calcolato a marzo non vale a novembre.
Non sono il tuo direttore finanziario e non sono il tuo commercialista. Le regole su cosa si può distribuire, come e con quale tassazione sono sue, e le verifica lui. Sono un Consulente Patrimoniale con certificazione CFP® e Consulente Finanziario Indipendente iscritto all'Albo OCF, e non do consulenza legale, fiscale né aziendale.
Quello che faccio è il quarto parametro, quello che manca: quanto serve fuori, a cosa serve e dove finisce quello che esce dall'azienda. Poi metto il numero in mano al tuo commercialista, che lo verifica sui conti, e tu ci arrivi con una domanda precisa invece che con un'intenzione.
È il passo che chiude il percorso di queste settimane: prima i due patrimoni separati, poi la concentrazione, poi l'urgenza di liquidità. Qui arriva il numero, con il metodo di sempre: un solo interlocutore che guarda l'insieme.
Il commercialista risponde alla domanda «come». Il numero risponde alla domanda «quanto». La seconda va fatta per prima.
Non esiste una percentuale valida per tutti. Il limite massimo lo fissa la legge: possono essere distribuiti esclusivamente utili realmente conseguiti e risultanti da bilancio regolarmente approvato. Il numero pratico, però, dipende da quattro parametri: il fabbisogno operativo, la stagionalità degli incassi, gli impegni già presi e quanto serve fuori dall'azienda. Il commercialista verifica la fattibilità sui conti.
La legge consente di distribuire solo utili realmente conseguiti e risultanti da bilancio regolarmente approvato, e vieta la ripartizione di utili in presenza di una perdita del capitale finché questo non è reintegrato o ridotto. Cosa sia concretamente distribuibile nel caso specifico, tra utili dell'esercizio e riserve disponibili, lo stabilisce il commercialista.
Almeno una volta l'anno, in occasione del bilancio, e ogni volta che cambia qualcosa di rilevante: nuovi finanziamenti, commesse o investimenti importanti, variazioni nella compagine societaria o nelle esigenze della famiglia. Il numero fotografa una situazione, e la situazione cambia.
Il commercialista risponde bene alla parte contabile, societaria e fiscale. Il numero richiede però anche un parametro che non sta nei conti dell'azienda: quanto serve fuori, per quali obiettivi e con quale orizzonte. Quella parte, di solito, nessuno l'ha mai chiesta. È lavoro di coordinamento, e va fatto insieme: ciascuno resta nel proprio campo.
Questo articolo ha finalità informative e di educazione finanziaria. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata, né consulenza legale, fiscale, contabile o aziendale, e non rappresenta una proposta o una sollecitazione all'acquisto di prodotti finanziari o assicurativi. L'attività descritta è di analisi del patrimonio personale e di coordinamento: non comprende la redazione di bilanci, la determinazione degli utili distribuibili, la pianificazione fiscale né la gestione finanziaria dell'azienda, che restano al commercialista e ai professionisti competenti. L'esempio numerico è dichiaratamente illustrativo e non descrive un caso reale. Le norme richiamate sono citate come riferimento e non come indicazione operativa. Aggiornato a novembre 2026.
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Consulente Finanziario Autonomo
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Ciao, sono Attilio Palermo, consulente finanziario indipendente con oltre 30 anni di esperienza.
La mia missione è semplice: aiutare imprenditori e manager a proteggere e valorizzare il loro patrimonio, costruendo una strategia finanziaria solida e libera da conflitti di interesse.
Ho scelto l’indipendenza per una ragione chiara: mettere i miei clienti al centro di ogni decisione. Non lavoro per banche o istituzioni, ma esclusivamente per chi si affida a me.
Credo che ogni patrimonio meriti attenzione, trasparenza e un approccio su misura, perché ogni cliente è unico.
Nel mio lavoro utilizzo il METODO QUADRANTE NORD-OVEST, un sistema che punta a minimizzare i rischi e massimizzare i rendimenti, partendo da un’analisi approfondita e dalla pianificazione strategica.
Il mio obiettivo è creare risultati sostenibili nel tempo, garantendo sicurezza e serenità finanziaria.
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PERCHÉ FACCIO QUELLO CHE FACCIO?
Ho visto troppe persone subire costi nascosti, rischi inutili e decisioni prese senza un vero interesse per il loro futuro.
Questo mi ha spinto a creare un approccio che mette la protezione e la crescita del patrimonio al primo posto.
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I MIEI VALORI
Indipendenza: Nessun vincolo, solo le esigenze del cliente.
Trasparenza: Ogni costo e ogni decisione sono chiari e condivisi.
Semplicità: Strategie comprensibili e accessibili.
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A CHI MI RIVOLGO
Imprenditori e manager che vogliono costruire un futuro finanziario stabile, proteggere il proprio stile di vita e valorizzare ciò che hanno costruito con impegno.
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