L'uno virgola otto per cento non dice niente a nessuno. Diciottomila euro l'anno sì. È la stessa cosa, detta in due lingue diverse.
Prova a fare questa domanda a chi ti segue: quanto sto pagando?
Quasi sempre la risposta arriva in percentuale. Uno virgola otto. Due e due. Zero novanta più una parte variabile.
Non è una risposta evasiva: è il linguaggio con cui il settore misura sé stesso. Un gestore ragiona in punti percentuali perché confronta prodotti, non portafogli. Il problema è che tu non vivi in percentuale. Tu vivi in euro.
Del tuo patrimonio investito ci sono due variabili che contano: quanto rende e quanto costa.
La prima non la conosce nessuno in anticipo. Nemmeno chi te lo gestisce, nemmeno io. Si può stimare, si può costruire un'aspettativa ragionevole, ma il rendimento dei prossimi vent'anni non è un dato: è un'ipotesi.
La seconda la sai oggi, con precisione, prima ancora di cominciare.
Il costo è l'unica variabile certa del tuo patrimonio. Ed è anche l'unica che quasi nessuno traduce mai in una cifra.
Parto dai dati europei. Secondo le rilevazioni dell'ESMA sui costi dei prodotti di investimento al dettaglio, un fondo azionario a gestione attiva costa in media circa l'1,9% l'anno, mentre un ETF che segue lo stesso mercato costa intorno allo 0,5%. L'Italia si colloca fra i paesi più cari d'Europa, con punte del 2% sui fondi azionari.
Per il conto che sto per fare prendo l'1,8%: un numero più basso della media rilevata, così stiamo dalla parte della prudenza.
Mettiamo un patrimonio investito di 1.000.000 euro.
Il terzo numero merita una precisazione, perché è quello che sorprende.
Se il patrimonio cresce, il costo cresce con lui: si applica sul patrimonio investito, non sul capitale iniziale. Ipotizziamo un rendimento lordo del 5% l'anno e i costi prelevati ogni anno dal montante.
1.000.000 euro, vent'anni, due livelli di costo
Con un costo dell'1,8% l'anno, dopo vent'anni il capitale arriva a circa 1.877.000 euro. I costi versati nel periodo sono circa 494.000 euro.
Con un costo dello 0,5% l'anno, a parità di tutto il resto, il capitale arriva a circa 2.411.000 euro e i costi versati sono circa 157.000 euro.
La differenza sul capitale finale è di circa 534.000 euro. Più di metà del patrimonio di partenza.
Ipotesi dichiarate: rendimento lordo costante del 5% annuo, costi prelevati annualmente dal montante, nessun versamento o prelievo aggiuntivo, fiscalità esclusa. È un esempio costruito per mostrare l'ordine di grandezza, non una previsione.
Non sto dicendo che il fondo sia sbagliato e l'ETF giusto. Sono strumenti diversi, con ragioni diverse per esistere, e ci sono casi in cui la gestione attiva potrebbe avere senso. Sto dicendo un'altra cosa: quella differenza di costo, chiunque la stia pagando, dovrebbe sapere quanto vale in euro.
Il rendimento è una speranza. Il costo è un addebito. Solo uno dei due è certo, ed è l'unico di cui non parla nessuno.— Attilio Palermo
Qui arriva la parte pratica, e la buona notizia: quei numeri li hai già in casa.
Dal recepimento della normativa europea, ogni intermediario è tenuto a inviare una volta l'anno un prospetto con i costi e gli oneri effettivamente sostenuti nell'anno precedente. In Italia le modalità sono state precisate dalla Raccomandazione Consob n. 1 del 7 maggio 2020.
È un documento che ti arriva, che è tuo, e che quasi nessuno apre. Ne parlerò per esteso nel prossimo articolo, perché merita una guida a parte.
Per oggi basta sapere che esiste e che contiene il totale in euro. Non in percentuale: in euro. È lì che va guardato per primo.
Il prospetto annuale è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Ci sono componenti che, a seconda di come sono strutturati i tuoi rapporti, possono restare fuori o comparire altrove:
Quest'ultimo punto è il più sottovalutato. Quattro prospetti che dicono ciascuno una cifra ragionevole possono nascondere un totale che nessuno ha mai calcolato, semplicemente perché nessuno li ha mai messi sullo stesso foglio.
Avere la cifra non significa doverla abbassare a tutti i costi. Significa poter fare una domanda che prima non potevi fare: quello che ricevo vale quello che pago?
A volte la risposta è sì, e il discorso finisce lì. A volte la risposta è che stai pagando un servizio di consulenza e ricevendo un servizio di collocamento, e allora il problema non è il prezzo: è cosa c'è dentro.
Quello che faccio io è la parte noiosa: metto insieme i prospetti di tutti i rapporti, traduco tutto in euro sullo stesso periodo, e ti dico qual è il totale. Poi la conversazione con chi ti segue la fai tu, con un numero in mano invece che con una sensazione.
È lo stesso principio del questionario che definisce cosa ti possono proporre: prima si guarda cosa è stato deciso, poi si decide se va bene. E vale anche qui il metodo di sempre — un solo interlocutore che guarda l'insieme, mentre ciascuno continua a fare il proprio mestiere.
Non ti sto dicendo che paghi troppo. Ti sto dicendo che dovresti sapere quanto paghi, e che quel numero esiste già.
Il punto di partenza è il prospetto annuale dei costi e degli oneri che ogni intermediario è tenuto a inviare al cliente, con riferimento all'anno precedente: in Italia le modalità sono state precisate dalla Raccomandazione Consob n. 1 del 7 maggio 2020. Quel documento riporta il totale in euro, non solo in percentuale. Se i rapporti sono più di uno, va richiesto a ciascun intermediario e i totali vanno sommati sullo stesso periodo, perché nessun prospetto tiene conto degli altri.
Secondo le rilevazioni ESMA sui costi dei prodotti di investimento al dettaglio, un fondo azionario a gestione attiva costa in media circa l'1,9% all'anno, mentre un ETF che replica lo stesso mercato si colloca intorno allo 0,5%. L'Italia risulta fra i paesi europei con i costi più elevati, con punte del 2% sui fondi azionari. Sono medie di mercato: il costo del singolo prodotto va verificato sulla documentazione che lo riguarda, e la scelta fra strumenti diversi dipende da obiettivi e orizzonte, non solo dal prezzo.
Perché la percentuale è l'unità di misura con cui il settore confronta i prodotti fra loro: è utile a chi costruisce e vende, meno a chi paga. La conversione in euro non richiede nulla di complicato — basta applicare la percentuale al valore effettivamente investito — ma cambia la percezione dell'ordine di grandezza, soprattutto quando la si proietta su un orizzonte di dieci o vent'anni.
No. Il costo è una delle variabili, non l'unica, ed è l'unica nota in anticipo con certezza: per questo va conosciuta. Strumenti diversi hanno funzioni diverse e in alcuni casi una gestione attiva può avere ragioni valide. La domanda corretta non è "sto pagando troppo" ma "quello che ricevo vale quello che pago", e per potersela porre serve prima conoscere la cifra. La valutazione del singolo strumento va fatta con il proprio intermediario, sulla documentazione del prodotto.
Questo articolo ha finalità informative e di educazione finanziaria. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata né una raccomandazione su strumenti finanziari, e non rappresenta una proposta o una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di alcun prodotto. I dati di costo citati sono medie di mercato rilevate dall'autorità europea e non sostituiscono la documentazione informativa dei singoli prodotti, che va consultata presso il proprio intermediario. L'esempio numerico è dichiaratamente illustrativo, costruito su ipotesi esplicitate e con fiscalità esclusa: non costituisce una previsione né una garanzia di risultato. L'attività descritta è di analisi del patrimonio personale e di coordinamento, non comprende il collocamento di prodotti finanziari. Aggiornato a settembre 2026.
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Ciao, sono Attilio Palermo, consulente finanziario indipendente con oltre 30 anni di esperienza.
La mia missione è semplice: aiutare imprenditori e manager a proteggere e valorizzare il loro patrimonio, costruendo una strategia finanziaria solida e libera da conflitti di interesse.
Ho scelto l’indipendenza per una ragione chiara: mettere i miei clienti al centro di ogni decisione. Non lavoro per banche o istituzioni, ma esclusivamente per chi si affida a me.
Credo che ogni patrimonio meriti attenzione, trasparenza e un approccio su misura, perché ogni cliente è unico.
Nel mio lavoro utilizzo il METODO QUADRANTE NORD-OVEST, un sistema che punta a minimizzare i rischi e massimizzare i rendimenti, partendo da un’analisi approfondita e dalla pianificazione strategica.
Il mio obiettivo è creare risultati sostenibili nel tempo, garantendo sicurezza e serenità finanziaria.
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PERCHÉ FACCIO QUELLO CHE FACCIO?
Ho visto troppe persone subire costi nascosti, rischi inutili e decisioni prese senza un vero interesse per il loro futuro.
Questo mi ha spinto a creare un approccio che mette la protezione e la crescita del patrimonio al primo posto.
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I MIEI VALORI
Indipendenza: Nessun vincolo, solo le esigenze del cliente.
Trasparenza: Ogni costo e ogni decisione sono chiari e condivisi.
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A CHI MI RIVOLGO
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